Suonare il piano non è un'arte marziale. Pochissimi pianisti sono interessati alle sottigliezze dell'attaccare e del parare. E anche pochissimi maestri di spada suonano Chopin.
Tuttavia, i pianisti e i praticanti di arti marziali avrebbero molte cose da dirsi. La bellezza del gesto è il loro interesse comune, il fuoco del loro sforzo, il significato della loro arte e, probabilmente, il loro fine ultimo. E' impossibile separare il gesto dalla sensazione che dà, dalla efficienza che assicura.
I pianisti e i praticanti di Tai Chi Chuan hanno invariabilmente questa esperienza: il movimento diventa più esigente quando le sensazioni si acuiscono. La differenza è la stessa che c'è tra il desiderio di viaggiare e l'effettiva partenza. Solamente una ripetizione paziente conferisce finezza e scopo ad un gesto specifico, proprio come le pennellate avanti e indietro su di una tela migliorano i colori. Secondo il monaco e pittore Shitao, “Bitter-Pumpkin”, “non importa quanto vai lontano, quanto sali in alto, devi iniziare con un singolo passo”1.
La ripetizione non è monotona; semplicemente non esiste. “Ti amo più di ieri e meno di domani”. Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume; due gesti non possono mai essere uguali anche se si succedono in un batter d'occhio. Allo stesso modo, due performance della stessa sonata, due combattimenti, due partite di scacchi, due incontri amorosi non sono mai esattamente uguali.
Ciò che potrebbe sembrare una prova dura, quindi, è in realtà un'avventura, un paesaggio in movimento. Lungo la strada, si scopre che forza e sottigliezza, agilità e dolcezza, velocità e pazienza sono coppie complementari: la cosa più difficile non è sempre la più drammatica. Gli esperti affermano anche che la libertà vera deriva dal rispetto della forma.
Il segreto di questi viaggiatori? La gioia della ricerca. Il gesto perfetto è un Graal che aspetta nelle profondità del futuro, ai limiti delle possibilità. Esso retrocede quando uno si avvicina, come un miraggio che svanisce all'orizzonte, soltanto per luccicare di nuovo più lontano, sempre più bello ed affascinante.
Questo è un mistero notevole, che indebolisce il linguaggio, estraneo a pensieri e parole, noncurante come la verità. Ogni tentativo di trascrivere l'ovvio tende immediatamente a negarlo, ad appiattirlo, a perderlo. Ma probabilmente qualcuno può anche vederlo di sfuggita, spiarlo sotto le vesti, svelarlo e girarlo in un'offerta.
I professionisti hanno bisogno di poche parole.
Quando si è profondamente impegnati in un singolo sentiero, l'esperienza ha un senso in sé stessa. Ma per i dilettanti, come me, esclusi per sempre dagli interni dei continenti nelle cui spiagge vagano, il linguaggio può servire da mappa verso i tesori nascosti: arcipelaghi, latitudini, foreste antiche. Le sentenze fungono da barca di fortuna che affronta la piena del fiume. Non è lo scrivere, così come il Tai Chi Chuan2 e suonare il piano, un'esperienza dei limiti del linguaggio?
Tratti dal libro di Chaterine David "La bellezza del gesto" traduzione di Michele Zeni
Document d'archive écrit en ??
par Kenji Tokitsu - publié dans ??