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Articoli del M° Tokitsu
    Il ki e i giapponesi
        

"Il ki e i giapponesi" tratto da "La ricerca del Ki" di K. Tokitsu (nella cultura orientale)


I Giapponesi utilizzano un gran numero di parole e di espressioni composte con la parola ki. E' piacevole si dice “l'atteggiamento del ki è buono”; capirsi si dice “i ki si accordano”; fa bel tempo si dice “il ki del cielo è bello”; aver forza di carattere si dice “avere il ki forte”â?¦.
Infatti nella vita quotidiana dei Giapponesi il ki è onnipresente. E tuttavia essi non comprendono chiaramente il ki. Utilizzando frequentemente la parola ki, non pensano al suo significato. Dicono: “non penso particolarmente al ki e non vi do importanza, è solo un modo di dire”.

La costruzione degli edifici tradizionali è costellata da una serie di cerimonie. Anche durante la costruzione di un'officina per elettronica ultramoderna, prima di tutto all'inizio dei lavori il prete scintoista celebra il “jichin sai” Questa cerimonia mira a purificarla dal ki del luogo e a placare il dio della terra. Se domandate ai dirigenti dell'impresa se essi credono al ki e al dio della terra, tutti diranno: “non credo né al dio, né al ki, ma facendo questa cerimonia ci si sente tranquilli ( ki ga ochitsuku ou ki bun ga ii). Questo è tutto. Non la facciamo con una credenza particolareâ?¦.”
E' vero che il termine ki è frequente nella lingua giapponese ma i Giapponesi non lo utilizzano coscientemente. Il ki è così intimamente presente, così profondamente ancorato nella sensibilità dei Giapponesi che essi non vi prestano particolare attenzione. Per i Giapponesi il ki è una cosa evidente, che sfugge alla riflessione speculativa. Il ki è come l'aria. Chi farebbe attenzione all'aria, al cambiamento dell'aria, se essa è sempre lì con la sua purezza originale?
L'esperienza di aver respirato dell'aria impura insegna a distinguere le qualità dell'aria.
Se oggi i Giapponesi iniziano a diventare attenti al ki, è senza dubbio perché qualcosa sta cambiando in profondità nella loro sensibilità all'ambiente.
E' qualcosa di positivo o forse il segno di un cambiamento inquietante? A mio avviso entrambe le cose.
Per renderci inquieti basta guardare le modifiche nell'ambiente naturale in Giappone, soprattutto la qualità dell'aria che si respira e quella dell'acqua che si beve. Come vivono i Giapponesi nelle città? Cosa mangiano? Nei reparti alimentari dei supermercati, i cibi sono ben confezionati, messi in esposizione con cura ed anche eleganza. Però molti Giapponesi si lamentano della qualità del cibo, dicendo che manca di ki, cioè esso non trasmette loro abbastanza energia.
La sensazione di questa mancanza colpisce a tal punto che alcuni cominciano ad alzare la voce affinché vengano prese iniziative per recuperare la qualità del ki, come quella dell'aria e dell'acqua.

Penso che i Giapponesi stiano iniziando a sentire coscientemente il fenomeno del ki proprio perché la sua mancanza e le sue alterazioni cominciano a manifestarsi nella vita di tutti i giorni.
Ma se il termine ki è la forma linguistica data ad un fenomeno energetico universale, la sua degradazione non è anch'essa universale? Il fenomeno che i Giapponesi captano attraverso la parola ki è concepito e vissuto differentemente nelle altre culture, nonostante l'esistenza della parola ne faciliti la concettualizzazione.


Kenji Tokitsu

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