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Articoli del M° Tokitsu
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Buddhismo

 


Fra l'VIII e il VI secolo a.C. ci fu un autentico fermento culturale e spirituale nelle civiltà superiori del Mediterraneo e dell'Oriente.
In questo periodo ,vissero uomini di pensiero come Pitagora da Samo, Eraclito da Efeso, gli Eleati, Confucio e Lao Tzu in Cina, l'ultimo Zarathushtra in Persia. Dal punto di vista politico-sociale da ricordare la fine della monarchia in Roma, il declino delle civiltà Egizie e assiro-babilonese, l'instaurarsi dell'impero meda-persiano.

In questo periodo così importante per il futuro dell'umanità si colloca la bodhi, cioè l'Illuminazione di Gautama Sakyamuni, noto in tutta l'Asia come il Buddha, lo Svegliato. L'apparizione del buddhismo costituisce una tappa fondamentale, non solo per la storia, ma per l'evoluzione dello spirito umano.

Siddharta, colui che ha realizzato lo scopo, detto anche Gautama Sakyamuni, nasce in una notte di plenilunio del mese di vaisakha (aprile-maggio) in una data incerta che si è convenuto fissare nel 563 a.C. (secondo la tradizione dello Sri Lanka sarebbe il 623 a.C.) a Kapilavastu (India), cittadina a circa 200 km a nord di Benares sull'attuale confine nepalese, da una ricca famiglia dei Shakya, una stirpe che dominava il paese e che aveva come capostipite il leggendario il re Okkava. Non è figlio di re, come molte leggende lo presentano, ma di un raja, cioè di un capo eletto dai maggiorenti cui era affidato il potere di governare, di nome Suddhodana. Sua madre Maya morì pochi giorni dopo la sua nascita ed egli fu allevato, da sua zia Prajapati Gautami, in mezzo alle comodità e ad un lusso principesco. Si sposò ed ebbe anche un figlio chiamato Rahula. Tuttavia, nonostante le precauzioni del padre, anche lui incontrò le miserie umane: un vecchio, un malato, un cadavere, un mendicante. Queste tristi realtà della vita lo impressionarono profondamente.

Desideroso di conoscere le cause della miseria presente nel mondo, a circa 30 anni abbandonò tutto e tutti per condurre vita eremitica alla ricerca di una soluzione sull'enigma della vita.

Insoddisfatto delle risposte di altri maestri, dopo digiuni estenuanti, capì che la conoscenza della salvezza poteva trovarla solo nella meditazione personale. Abbandonò le mortificazioni eccessive e a 35 anni, dopo quarantanove giorni di riflessione, ai piedi di un albero di fico, in una notte della luna piena del mese di maggio, raggiunse l'illuminazione. Comprese le Quattro Nobili Verità: sul dolore, sull'origine del dolore, sulla estinzione del dolore, sulla via che porta alla soppressione del dolore.

Le quattro nobili verità

La dottrina buddhista si fonda sulle Quattro Nobili Verità, che Buddha comprese sotto l'albero della Bodhi (illuminazione), e sugli strumenti pratici attraverso i quali ogni discepolo può realizzare la liberazione dal dolore-esistenza, cioè l'Ottuplice Sentiero che porta alla meta salvifica.

Per realizzare le quattro Verità il discepolo deve passare dalla sua condizione di ignoranza a quella di conoscenza liberatrice attraverso una via lunga e difficile.

La verità sul dolore fa emergere il carattere negativo dell'esistenza nella sua condizione fluttuante dalla nascita alla malattia, alla vecchiaia e alla morte. Distruggere il dolore, l'esistenza, il samsara (che è il circolo della vita: sam-sar = girare intorno; nascita-morte-rinascita) è pervenire alla consapevolezza delle quattro Verità.

La prima Verità (durka) fa prendere coscienza che la nascita è dolore, la malattia è dolore, la vecchiaia è dolore, la morte è dolore, la separazione da ciò che si ama è dolore, l'impossibilità di soddisfare i propri desideri è dolore.

La seconda Verità (samudaya) insegna che il dolore ha origine nella sete del piacere, nella sete dell'esistenza, nell'attaccamento agli esseri e alle cose.

La terza Verità (nirvana) insegna che la sete dell'esistenza può essere soppressa di struggendo totalmente il desiderio, rinunciandovi: si raggiunge così il Nirvana.

La quarta Verità (marga) spiega in che modo si può spegnere la sete dell'esistenza. "Ma che cosa , o monaci, è la nobile verità della via per ottenere la Cessazione della Sofferenza? E' il nobile ottuplice sentiero che conduce alla cessazione della sofferenza :
1. Giusta Visione
2. Giusto Pensiero
3. Giusto Discorso
4. Giusta Azione
5. Giusto Modo di Vita
6. Giusto Sforzo
7. Giusta Attenzione
8. Giusta Concentrazione

 

Egli giunse al traguardo supremo dell'Illuminazione e del Risveglio basandosi esclusivamente sulle proprie forze, senza la guida di alcun maestro, senza l'appoggio della tradizione, ottenendole non come dono della grazia di Dio ma come conquista del proprio intelletto e della propria volontà; anche perché su Dio, Buddha preferì tacere. Egli entra nella storia come una individualità ben definita, eppure da 25 secoli impersona un ideale vivente ed operante fra tutti i popoli a nord ed a oriente del suo paese natale.

Animato da profonda pietà per gli uomini e dal desiderio di salvarli, si diresse verso Benares (Varanasi) seguito da cinque discepoli affascinati dalla bellezza della sua dottrina e percorse per oltre quarant'anni il Nord dell'India predicando il suo messaggio di speranza e di felicità.

Secondo la tradizione, Buddha morì all'età di 80 anni, circondato dai suoi seguaci, tra i quali il discepolo prediletto Ananda, al quale lasciò le sue ultime disposizioni. Prima di spirare, rivolgendosi ai discepoli disse: "Ricordate, o fratelli, queste mie parole: tutte le cose composte sono destinate a disintegrarsi! Attuate con diligenza la vostra propria salvezza!".

Con la morte di Buddha, datata al 486 a.C., inizia il vero cammino del buddhismo come movimento religioso. Tralasciando la storia, peraltro marginale, del primo periodo, la figura che emerge è quella di re Asoka, della dinastia dei Maurya, che, per l'efficacia della sua azione sul buddhismo, fu chiamato "Colui che, per secondo, mise in moto la Ruota della Legge".

Fu Asoka a far diventare il buddhismo, da setta del brahmanesimo, religione universalistica. Il suo insegnamento si basava sulla pratica della pietà verso tutte le creature e sulla tolleranza .

Con editti diffuse la Legge e invitò il popolo a praticare le virtù naturali, il rispetto per la vita, la devozione verso i genitori, gli anziani e i maestri, l'amore per la verità, il rifiuto della violenza. Fu egli stesso modello semplice di un'alta religiosità innestata nella sua vita, nel suo agire, nel suo governare. Le sue parole di amore e di fiducia pervennero in tutta l'India grazie a iscrizioni su roccia divenute celebri. Famosi sono i 14 Editti su Roccia e le 7 iscrizioni su pilastri.

Ma la diffusione della dottrina fu incrementata anche dall'efficace macchina organizzativa che egli aveva predisposto in tutto l'impero: i funzionari provinciali avevano l'obbligo di istruire la popolazione nella religione, i "Censori della Legge di Pietà" regolavano tutti i casi di manifesta violenza alla libertà delle persone, i "Censori di Donne" difendevano la morale femminile e i missionari portavano la dottrina nello Sri Lanka, in Egitto, a Cirene, nell'Epiro e in Macedonia. Si può dire che Asoka sia stato il primo al mondo a tentare di realizzare una forma di proselitismo universale, spinto dal suo profondo senso religioso della vita e della fratellanza che provava per tutti gli uomini.

Nei quattro secoli che intercorrono fra la morte di Asoka e il 100 d.C., il buddhismo si estende nel Nord dell'India e successivamente in Cina. Tra il 125 e il 144 d.C., re Kaniska, oltre a sollecitare la composizione dei commentari alle scritture canoniche, curò la costruzione di mirabili edifici culturali, tra i quali la famosa stupa (tomba cupoliforme dei sovrani e dei santi, reliquiario delle loro ceneri) di Pashawar e indisse il quarto Concilio buddista per discutere i punti dottrinali della corrente Hinayana o "Piccolo Veicolo", che si contrappone al Mahayana o "Grande Veicolo". Il fatto nuovo è il sorgere e lo svilupparsi del Mahayana, dottrina salvifica offerta a tutti gli uomini. Nel sec. IV-V d.C., la scissione tra le due correnti buddhistiche non aveva però raggiunto le forme di intolleranza che avrebbe raggiunto nei secoli successivi.

BUDDHISMO THERAVADA O HINAYANA
BUDDHISMO MAHAYANA O GRANDE VEICOLO

Il buddhismo theravada o "dottrina degli anziani", dai suoi avversari è detto sprezzantemente hinayana o "piccolo veicolo (di liberazione)", in quanto riserva la salvezza (moksha) soltanto ai monaci e ha come ideale di santità l'arhat o arahant, cioè il monaco che con estrema decisione e grandi sforzi ha percorso il "nobile ottuplice sentiero" e si è liberato da ogni influsso karmico (il karma è l'"azione" o il "frutto dell'azione", buona o cattiva, che lega l'uomo alla necessità di rinascere, dopo la morte, in una successiva esistenza, migliore o peggiore, secondo che il karma sia positivo o negativo).

Il buddhismo mahayana o "grande veicolo (di salvezza)". Questa forma di buddhismo è nata agli inizi della nostra era, perciò 500 anni dopo Sakyamuni, e si oppone al buddhismo hinayana, perché afferma che non solo i monaci, ma anche i laici, restando nella vita laicale, possono giungere al nirvana: perciò è una "grande" via, possibile a tutti. Il suo ideale di santità non è l'arhat, ma il bodhisattva, cioè colui che per la ricchezza dei suoi meriti è "destinato al risveglio" (bodhi) ma che per la "compassione" (karuna) che nutre verso gli altri esseri viventi fa il voto di restare nel samsara e quindi di non giungere al "risveglio" e perciò alla salvezza definitiva, vale a dire al nirvana, finché non ha aiutato tutti gli esseri, con la ricchezza dei suoi meriti, a giungere alla liberazione totale. In tal modo la realizzazione del suo voto di divenire un Buddha, cioè un "risvegliato", è rinviata all'infinito. Di qui la grande devozione di cui sono oggetto i bodhisattva nel buddhismo mahayana: essi per la loro "compassione" sono considerati veri salvatori.

Ma ciò che maggiormente qualifica e specifica il buddhismo mahayana è il "vuoto", la "vacuità" (shunyata), che non significa, come per gli occidentali, privazione, assenza di qualche cosa (una bottiglia è "vuota" quando non c'è acqua dentro), ma significa "vuoto" di determinazioni e di identificazioni, quindi la realtà assoluta. Infatti tutto ciò che è determinato e qualificato, ha un'esistenza relativa e non assoluta. Quindi la realtà assoluta è "vuota" di ogni forma determinata e in quanto tale limitata e condizionata. Perciò la "vacuità" è l'essenza profonda della realtà. Questo significa che per raggiungere la realtà assoluta bisogna "svuotare" la mente da ogni idea, da ogni pensiero, e "svuotare" il cuore da ogni attaccamento e da ogni desiderio.

BUDDHISMO TANTRICO O VAJARAYANA

Il tantrismo (dalla parola sanscrita tantra, che indica la trama di un tessuto e, in senso lato, una dottrina, una regola) è chiamato anche la via del vajrayana o il "veicolo di diamante". E il punto di arrivo di una corrente filosofica e religiosa che sorge all'interno dell'induismo del nord dell'India verso il VI secolo, e si sviluppa nel buddhismo mahayana per fiorire poi in Tibet a partire dall'VIII secolo. Si presenta come "la via della forza che conduce al dominio del bene e del male", come "la via della trasformazione in cui il potere dello spirito tramuta in armi le circostanze interiori ed esteriori".

Il suo scopo, come quello di tutti i rami del buddhismo, è l'illuminazione; la sua originalità sta nei mezzi. In confronto allo zen, di cui parleremo più avanti, che invita a un cammino austero, quasi verticale, il vajrayana proponi un'abbondanza di mezzi, di riti e di simboli: mantra (sillabe magiche) e mandala (diagrammi mistici), esercizi di hatha-yoga, o addirittura esercizi "allucinatori" o pratiche diverse, dirette a trasformare le energie del corpo e dello spirito. Il principio è che tutto può essere un mezzo, purché si sappia servirsene nel modo giusto.

Abitualmente però queste pratiche sono tenute segrete nei confronti dei non iniziati, per timore che ne facciano cattivo uso.

Seconda parte...

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